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LUCA OLIVIERI
LA QUARTA DIMENSIONE
2008 Autoprodotto
E’ un po’ che ho tra le mani questo disco di Luca Olivieri dal titolo misterioso ed inquietante allo stesso tempo “la quarta dimensione”. Si tratta di un disco puramente strumentale e per questo, per il mio tipo di approccio ai dischi è stato come trovarmi all’improvviso dinanzi ad un foglio bianco sul quale scrivere un tema a piacere, in apparenza un compito di una facilità estrema ma poi, all’atto pratico, subito un accavallarsi di dubbi ed incertezze su come affrontarlo.
Ho allora deciso di cambiare approccio, ho infilato le cuffie ho chiuso gli occhi e mi sono lasciato trasportare dal dipanarsi di questo gomitolo musicale, si proprio l’immagine di un gomitolo è stata la prima impressione che ne ho ricavato al primo ascolto, come se ci fosse stato un filo conduttore tra i brani del disco, il filo dell’inquietudine ma questo filo fosse avvolto a gomitolo in maniera inestricabile.
La copertina stessa con ritratta una conchiglia mi aveva già dato l’idea di una realtà ben presente e viva, ma altrettanto bene celata, come una quarta dimensione nascosta al proprio interno.
Ma veniamo al contenuto del disco:
Lenta solenne ed un poco inquietante “Angelina” ci introduce in questo mondo sonoro particolarissimo.
“Chrome” è più solare evocativa più colorata grazie anche alle percussioni, bello l’ingresso finale del violoncello di Giovanna Vivaldi.
“Lontana presenza” è un altro brano lento compassato meditativo con una costruzione ben delineata dall’oboe di Mario Arcari.
Elettronica e percussioni ci introducono in una sognante musica, quella di “Il sogno di Napo”, splendida grazie al lento srotolarsi del tappeto sonoro gestito dal caldo clarinetto ancora suonato da Arcari ma notevole è anche il contributo della fisarmonica di Fabio Martino, che entra diciamo a lavoro iniziato a far da contrappunto al clarinetto.
Ancora la fisarmonica apre la successiva “L’attesa”, melodia sospesa appunto come in una pacata attesa di qualcosa che deve accadere, lentamente cresce fino al tocco finale della chitarra elettrica di Fabrizio Barale.
“Un mondo segreto” è di difficile interpretazione criptica racchiude molti elementi devianti dalle percussioni, l’elettronica ed i battiti di mani che sembrano agitarla, l’oboe che sembrano distendere i tempi, il flauto dolce sopranino a liberarsi come in un volo ed uno stormire di uccelli, enigmatica ed affascinante, giustamente posta al centro di questo lavoro.
Le tastiere ci portano nella successiva i “Fantasmi” un grazioso gioco musicale, a dispetto del titolo, in cui si ha un massiccio utilizzo di elettronica e la presenza della chitarra elettrica di Roberto Lazzarino.
Totalmente diverso il registro di “Baricentro morale” con uno splendido inizio sorretto dalla chitarra prima dal violoncello poi, è giustamente lenta quasi maestosa nell’incedere, ammaliante.
“Alibi” ci riporta a lidi più luminosi se non solari, grazie alle percussioni e al fraseggio della fisarmonica che si dispiega quasi in un canto di gioia soffocato solo in parte da distorsioni elettriche, arioso.
La fisarmonica ci riporta al tema iniziale, quello di “Angelina” che in questa ripresa ancora più si rivela forse meno inquietante, ma pur sempre misterioso.
“Le ali del tempo” è invece ancora un brano molto elettronico e ricco di ritmica che si alza in volo lentamente per approdare chissà dove, vibrante.
Chiude questo interessante lavoro il brano “Ricordo” il più filmico di tutti i brani, quello forse più evocativo con un violoncello che appare e scompare, ma lascia il segno.
Ovviamente in tutti i brani, scritti tutti da Luca Olivieri, c’è anche il suo zampino musicale, alternandosi tra più strumenti con grande duttilità.
In definitiva se mi chiedete se è musica da film, possibile commento sonoro ad un film muto in bianco e nero o magari sfondo musicale a qualche piece teatrale non saprei darvi risposta, è un po’ tutto ed un po’ niente di tutto ciò, il mio consiglio è di ascoltarlo, così come ho fatto io, ricavandosi uno spazio di giusto silenzio in questo mondo tridimensionale che ci stritola con i suoi ritmi assordanti e frenetici.
Fabio Antonelli
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